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Progetto Gemma

servizio di adozione prenatale a distanza ravvicinata

Progetto Gemma offre ad una mamma un sostegno economico che le può consentire di portare a termine con serenità il periodo di gravidanza fino al primo compleanno del bambino.

Con la tua adozione puoi fare la differenza.
Prenditi cura di una mamma alla volta, di un bambino alla volta.

18
Mesi di adozione
la durata totale di un Progetto Gemma
30
Anni
che il servizio Progetto Gemma è attivo
+10.000
Adottanti
che hanno sostenuto Progetto Gemma
+24.000
Mamme Assistite
dal 1994, tramite Progetto Gemma

Progetto Gemma accompagna ogni mamma per 18 mesi,
fornendo un contributo pari a 220,00€ al mese

Scopri come diventare un donatore o adottante di Progetto Gemma

A chi è rivolto Progetto Gemma?

Progetto Gemma è destinato a donne e ragazze che vivono una gravidanza difficile da accogliere o da vivere in Italia e aiutate tramite incontri e colloqui presso i Centri di Aiuto alla Vita presenti nella penisola.

Le richieste devono essere presentate da un Centro locale e non dalla stessa richiedente, in quanto permette la definizione di un Piano Individuale con lo scopo di favorire lo sviluppo personale della mamma e della sua indipendenza, facilitare l’accesso a sostegni economici stabili in un momento di fragilità e proseguire un progetto di auto-sviluppo.

Progetto Gemma. Un sostegno alla maternità

In cosa consiste Progetto Gemma?

Progetto Gemma è un servizio di adozione prenatale a distanza ravvicinata della durata di 18 mesi rivolto a donne in Italia in condizioni difficili che vogliono portare a termine la gravidanza. Progetto Gemma oltre ad essere primariamente uno strumento di ascolto e aiuto, permette un sostengo economico continuativo con il versamento di una quota mensile: 220,00€ ogni mese dei quali 200,00€ consegnati direttamente alla madre e 20,00€ per supporto alla Fondazione e la promozione dello stesso Progetto.

La tua generosità.

La nostra trasparenza.

Uso delle donazioni di Progetto Gemma

Il 90% dei fondi sono consegnati direttamente alla mamma;

Il 10% dei fondi sono utilizzati per supportare Fondazione Vita Nova;

Qual è il contributo di Progetto Gemma?

Progetto Gemma consiste nel versamento di una quota mensile pari a 220€ per una durata di 18 mesi per un totale di 3.960,00€: 3.600,00€ saranno consegnati alla mamma e 360,00€ invece saranno destinati a Fondazione Vita Nova per sostenere i costi dell’Ente e delle campagne di sensibilizzazione. 

Solo le storie vere possono aiutare a far capire la forza di Progetto Gemma

Luglio 2019, ero mamma di tre splendide bambine. Dopo la terza bambina avevo solo la determinazione di crescerle serenamente, offrendo loro tutto ciò che era nelle mie possibilità. Non è stato facile, come d’altronde non lo è un po’ per tutte le famiglie numerose e non, ma la mancanza del lavoro fisso, di una sicurezza, pur minima lavorativa, di una minima garanzia di poter crescere le bambine, offrendo loro almeno il minimo indispensabile; l’istruzione, l’educazione, la salute e tanto amore.  Ci stavamo riuscendo come famiglia ad andare avanti in un modo o nell’altro, tra qualche offerta lavorativa, aiuti statali e aiuti di persone che si innamoravano delle bambine e della loro/nostra semplicità. Non abbiamo mai avuto altre priorità, se non quelle di guidare le nostre bambine verso la vita, con tutte le sue sfumature belle e meno belle.

Un giorno di luglio, scopro di avere un ritardo, sicurissima che dipendesse dallo stress o dalla perdita di peso, decido comunque di fare il test di gravidanza, giusto per escludere una delle prime cause dell’amenorrea. Risultò positivo, e allora mi cadde il mondo addosso. Piansi tanto, non sapevo cosa fare, cosa dire, come dire. Mi passarono in 5 minuti, mentre fissavo il test, tutti gli anni, le mancanze i sacrifici che affrontai con e per le mie tre bambine. Pensai subito che non potevo privarle ancora mettendo al mondo un’altra bambina, non me lo posso permettere, non posso fare questo a coloro che comunque negli anni hanno patito, anche la fame. Mi vergognai di me stessa, della mia irresponsabilità, della mia non attenzione, e presi la decisione di incominciare l’iter dell’interruzione. Lo dovevo per coloro che c’erano, fui supportata in questa decisione, da persone che conoscevano la situazione economica familiare, oggi, capisco che non era per cinismo o per una coscienza sbagliata, ma solo per conoscenza delle difficoltà, che mi appoggiarono ad intraprendere questo indefinibile cammino. Cercavo nelle poche persone a cui ebbi il coraggio di rivolgermi un supporto, ma il mio inconscio non accettava. Ogni prescrizione, ogni esame che feci erano ricoperte di lacrime, dal vuoto, dall’incredulità di come io, mamma di 3 bambine, stessi affrontando questo percorso, credendo di non doverle privare ulteriormente. Feci tutte le analisi ed esami dovuti, dicendo alle bambine che era una semplice carenza di ferro, ma loro, inconsciamente erano preoccupate più del dovuto, erano diverse, erano pronte lì ad incoraggiarmi di non farlo, sono sicura che se avessero saputo la verità, avrebbero detto –Mamma, non ti preoccupare, a me il dentista non è tanto necessario; -Mamma, non preoccuparti, posso rinunciare a questo o a quello; -Mamma, ci siamo noi ad aiutarti.

Progetto Gemma. Doppio Sorriso

In quei giorni bui, durante tutto il periodo della mia decisione, non toccai la pancia per paura di farmi male psicologicamente, per paura di affezionarmi a quella minuscola vita, paura di andare avanti. Mi allontanai da mio marito, gli davo la colpa, mi davo la colpa, ci davo la colpa per avermi messo in questa situazione cosi triste, così incomprensiva, così assurdamente forzata dall’insieme di difficoltà.  Pensavo a tutti i cambiamenti che avrei dovuto affrontare, non solo io, ma tutti, e mi ripetevo che non era fattibile. La mia morale era più forte, mi ostacolava nelle mie decisioni, infatti quel periodo, quei famosi quasi 90 giorni, sono giorni non vissuti, non parlati, sono giorni che non mi appartengono, sono giorni che oggi nel calendario del 2019 per me non esistono. Arrivò la sera più brutta, la sera prima dell’intervento. Decisi di scrivere una lettera d’addio all’esserino che era dentro di me. Con la mano tremolante e lacrime a più non posso, la scrissi, la misi nel cassetto con un insieme di perché, di odio verso me stessa, di non so cosa accadrà dopo. Non dormii tutta la notte, impedivo a me stessa di avvicinare le  mani vicino alla pancia, non me lo merito, pensavo, non illudere né te stessa né quell’anima innocente, continua a vivere nella miseria totale di sentimenti, di queste scelte, mi definì anche come assassina, perché mi ripetevo che da domani, dopo l’intervento lo sarei stata, punto e basta. Avrei deciso della vita o no di un’anima che ancora non aveva voce in capitolo, ma dipendeva semplicemente dal mio grembo, dalle mie scelte.


Il mattino dopo mi alzai, dissi a mio marito che non se ne faceva nulla, assolutamente, io non potevo proseguire in questa terribile scelta, io, mamma, mi sarei persa psicologicamente, non sarei stata più la stessa persona e, meglio qualche mancanza materiale e/o alimentare per le mie bambine, che la mancanza di una mamma in salute, mancanza di una mamma felice, di quella mamma che hanno avuto fino a quel momento, e, mancanza soprattutto di quella sorellina che non aveva nessuna colpa, assolutamente nessuna. Eravamo in macchina, quando in tarda mattina, mi chiamò il dottore che avrebbe dovuto fare l’intervento, gli risposi solo che ho ripensato, inconsciamente non sentì nemmeno cosa mi disse, so solo che chiusi il telefono con un piccolissimo sorriso e tenendo la mano sulla pancia, cercando di proteggere quel cuoricino.

Nei giorni a venire, scoprì questa associazione, non ebbi il coraggio di chiamare personalmente, lo fece mia mamma, che per qualche giorno parlò per me, solo dopo parlai io con una gentilissima Signora, che solo ascoltandomi, mi tranquillizzò, mi sentì in qualche modo umana, sentì che avevo potuto sbagliare, mi sentì più leggera, pensando che non fossi quel mostro che mi definivo, che potevo raccontare ciò che avevo passato in quei quasi 90 giorni. Fui rassicurata, come se la persona dall’altra parte del telefono mi conoscesse da sempre, come se conoscesse la mia storia fin dall’inizio, nessun giudizio, nessuna parola fuori posto, solo calma, serenità e un forte senso di “non sei sola”, ne oggi ne domani. La gravidanza proseguì tranquillamente, la piccola cresceva, si nascondeva dietro la placenta e non si faceva vedere, le sorelle più grandi non vedevano l’ora di conoscerla. Erano al settimo cielo, erano sempre lì a chiedermi se stavamo bene. Decidemmo il nome tutte insieme, d’altronde era la quarta femminuccia, era compito delle donnine di casa. 

Progetto Gemma. Doppio Sorriso salva vita

Ad aprile, in piena pandemia, con la mascherina, quasi a dover nascondere le emozioni che trapelavano solo dagli occhi lucidi, nacque la piccola, la tenni sul petto più a lungo rispetto alle sorelle, quasi come se il destino mi stesse dicendo di recuperare quel legame che mi negai in quei famosi quasi 90 giorni. La strinsi, la guardai per tutto il tempo, le parlai attraverso la mascherina accarezzandole quel minuscolo corpicino. La mia bambina era lì, su di me, tranquilla, con occhi quasi spalancati, mi cercava, cercava la mia voce, ed io, cercavo il suo perdono. Nella sala appena dopo la sala parto, aspettavo la mia bambina, la aspettavo mentre la pulivano, la pesavano e tutto. Io ancora con la mascherina, che non volli togliere, la aspettavo piangendo, con i sensi di colpa, con i pensieri di come ho potuto solo pensare di… Dopo 3 giorni eravamo a casa, siamo state accolte da una felicità, da una gioia, dai sorrisi, dalla curiosità delle sorelle, che mai avrei immaginato avrebbero potuto sprigionare. Mi guadavano, ci guardavano, e, delicatamente salutarono la sorellina con le loro mani, con i loro cuori, con il loro “andrà tutto bene”.  Nel giro di pochi secondi, le mie piccoline, le mie bambine, sono diventate donnine, sono diventate grandi, sono ritornate quelle bambine che erano prima dei quasi 90 giorni e poi, era andato tutto bene, la loro mamma stava bene, la piccola stava bene, ed eravamo entrambe a casa. Bambine con un forte senso di responsabilità e protezione verso un nuovo esserino.

 

Oggi, la piccola ha quasi 3 mesi, ha degli occhioni azzurri, sempre spalancati, curiosi e desiderosi di apprendere. Ha un’energia fin da quando è nata, tale da volersi quasi alzare su quei minuscoli piedini, l’energia tale da dire quasi ‘mamma’ mentre piange, l’energia tale da far commuovere anche le sorelle con i suoi spontanei sorrisi. Non chiede tanto, non vuole tanto, le basta quel calore dell’intera famiglia, l’amore incondizionato. In un modo o nell’altro ce la faremo, siamo fiduciosi, siamo GRATI ad ogni singola persona, che, ha aiutato non solo psicologicamente, non solo moralmente, ma soprattutto economicamente l’ingresso in questo mondo alla nostra piccolina. Grazie per aver dato modo a me, mamma, di non sentirmi sola. Grazie per aver ridato a questa numerosa famiglia l’opportunità di sperare, di continuare a sorridere, di non sentirsi soli ed avere Fede nella meravigliosa Vita, a volte difficile.

La mamma che Voi state AIUTANDO.

Storia di un “Progetto Gemma” assistito dal “Segretariato Sociale per la Vita di Roma APS”

Il Progetto Gemma è uno strumento rivoluzionario e straordinario, destinato ai casi in cui un sostegno economico può essere risolutivo per portare avanti con serenità la gravidanza.

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Consulta le nostre FAQ per maggiori informazioni su Progetto Gemma

Non trovi quello che cerchi? Contattaci!

Progetto Gemma è un servizio di adozione a distanza ravvicinata rivolto a donne e ragazze che vivono una gravidanza difficile da accogliere o da vivere in Italia. Le richieste per beneficiare di Progetto Gemma devono avvenire entro la dodicesima settimana non compiuta di gravidanza, salvo casi di oggettive difficoltà anche sopravvenute e/o di rischio aborto.

Fondazione Vita Nova si occupa di ricevere le richieste per Progetto Gemma e valutare la loro reale necessità di adozione. In caso di parere positivo da parte della competente Commissione di Valutazione, l'Ente si occupa di abbinare la richiesta con uno o più adottanti. Durante il periodo di adozione sarà compito del Centro di Aiuto alla Vita di svolgere regolari incontri e colloqui, così come della consegna dell'assegno mensile, di valutare ulteriori necessità e di aggiornare con informazioni e storie gli adottanti e la stessa Fondazione. 

Chiunque può adottare o donare in favore di Progetto Gemma. Un adottante può essere singolo o di gruppo (come ad esempio un gruppo di amici, una parrocchia, una classe) che possono garantire il versamento dell'assegno mensile a favore della adottata, con la possibilità di modificare la propria adozione in ogni momento oppure di interrompere per sopraggiunte difficoltà personali, con un discreto periodo di preavviso. In caso non fosse possibile donare la quota mensile di Progetto Gemma si può svolgere una semplice donazione (singola o regolare) a favore del Progetto. Per maggiori informazioni su Adozioni e Donazioni si rimanda alla sezione "Sostienici". 

Progetto Gemma ha una durata di 18 mesi per un totale di 3.960,00€: 3.600,00€ consegnati alla mamma e 360,00€ trattenuti da Fondazione Vita Nova. Pertanto, la quota mensile di Progetto Gemma è pari a €220,00 dei quali 200,00€ (90%) consegnati direttamente alla mamma, mentre 20,00€ (10%) sono destinati alle campagne di sensibilizzazione ovvero al sostentamento dell'Ente e dei costi di gestione.

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Adottando

Sottoscrivendo una adozione, puoi aiutare concretamente una mamma e il suo bambino. L'adozione prenatale è una forma di sostegno economico e morale a maternità particolarmente contrastate e difficili.

Donando

Il loro futuro è nelle tue mani. Grazie alle tue donazioni permetterai a Fondazione Vita Nova di poter aiutare ogni mamma e ogni bambino con i suoi Progetti e sviluppare nuove forme di aiuto.

Sostenendo

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